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Mabel Palac�n
180�

Catalogna e le Isole Baleari presenta alla Biennale di Venezia 2011 un progetto individuale dell�artista Mabel Palac�n. Un progetto appositamente realizzato per questa occasione nella stessa citt� di Venezia e curato da David G. Torres.

Mabel Palac�n inizi� il suo percorso agli inizi degli anni novanta nell�ambito di una generazione di artisti catalani che si rifacevano alla tradizione concettuale. Rappresentavano uno stacco o una rottura nei confronti del ritorno alla pittura degli ottanta ed al tempo stesso si ricollegavano a pratiche che mettevano in causa lo status dell�immagine e della rappresentazione, il ritorno all�oggetto e alla riflessione sul medesimo ed il recupero di prassi neoconcettuali e neodada del contesto internazionale. Da allora i suoi progetti hanno girato attorno a due questioni: lo status che caratterizza le immagini nell�attualit� (la crisi dell�immagine e della rappresentazione) ed i modi di produzione nell�arte. Ha voluto cos� operare una riflessione sull�immagine come linguaggio universale: su come i nuovi sistemi di ottenimento e di diffusione (dai telefoni cellulari alle reti sociali) hanno permesso un accesso globale alle immagini; e come esse sono divenute un luogo centrale che condiziona, influisce e spiega l�attualit� sociale, a livello economico e politico. In tal senso, Mabel Palac�n reclama lo spazio dell�arte come luogo di riflessione e di proposta di un nuovo status per le immagini. Al contempo, nei suoi progetti ricorre a mezzi di produzione che mescolano discipline diverse, dal cinema alla pubblicit�, fino ad elementi della cultura popolare (musica, grafismo...).

180�, titolo del progetto per la Biennale di Venezia, raccoglie il riferimento alla cosiddetta regola dei 180� nel cinema, che definisce la relazione fra la posizione della cinepresa e quella dello spettatore. Secondo questa regola la camera non pu� mai oltrepassare un immaginario asse longitudinale se si vuole assicurare la comprensione visiva della scena: la camera dovr� essere sempre dallo stesso lato dell�azione; solo cos� sar� mantenuta la distanza fra la scena che si svolge da una parte e gli spettatori, che si trovano dall�altra. Quest�asse immaginario basato sulla regola dei 180� fa s� che il rapporto fra le immagini e lo spettatore sia quello adeguato. Il progetto di Mabel Palac�n fa riferimento a questa regola cinematografica per sottolineare come proprio il rapporto fra spettatore ed immagini nella contemporaneit� sia stato alterato dall�uso democratico e dalla moltiplicazione delle stesse. E cos� posizioni proprie della modernit� come la distanza fra emittente e ricevente o quella per cui il mezzo qualifica l�immagine, non sono ormai pi� valide.

Il progetto 180� prenda il via da una grande panoramica di un edificio a Venezia. L�inizio � dato da una grande ripresa fotografica in alta definizione. La ripresa ha richiesto una produzione molto attenta a tutti gli elementi che vi appaiono: gli interni che si scorgono attraverso le finestre o i passanti nelle vie adiacenti. Questa fotografia viene esposta nello spazio dei Magazzini del Sale. E poi un video che percorre la stessa immagine, svelandone i particolari e proponendo diverse narrative che vi sono iscritte, su cui l�immagine parla. Seguendo una logica simile a quella di una delle ultime produzioni di Mabel Palac�n, �Hinterland�, l�immagine centrale di 180� � al tempo stesso un�immagine in movimento ed un�immagine fissa che suggerisce indifferenza fra i mezzi. Il progetto � completato da un�altra serie di video realizzati dalle altane, caratteristiche terrazze di Venezia. Questi video fungono da punti di fuga. Ottenuti attraverso diversi mezzi di registrazione, in alta e bassa qualit�, segnano l�inizio di un percorso o di un dialogo fra diversi personaggi a partire dall�edificio principale del progetto.

Ma 180� non si concentra solo sul cambiamento dello status dell�immagine nell�attualit�, ma si articola in vari strati. Propone un dialogo fra storia e contemporaneit� con la scelta della citt� di Venezia o delle altane come costruzione caratteristica di una citt� ancorata alla storia. 180� prende spunto da una vista urbana di Venezia con un ulteriore riferimento ad un genere pittorico caratteristico della citt�: le vedute. L�architettura, la dimensione urbana, la citt� e la collettivit� vi appaiono come soggetti. E vi si trovano anche richiami alla realt� politica attuale: negli ultimi anni i tetti e i monumenti delle citt� italiane sono stati usati come spazio di manifestazione.

In 180�, attraverso fotografie e video, nei quali entrambi i mezzi si sovrappongono, Mabel Palac�n riflette la qualit� molteplice dell�immagine, il suo carattere non univoco, il ruolo dell�utente nella costruzione di diverse narrative. Lo stesso titolo rimanda a questo linguaggio universale che � stato assunto dall�immagine, cifre che non richiedono traduzione. E Venezia diviene il soggetto del progetto mettendo in risalto un dialogo fra storia e contemporaneit�: Venezia come spazio origine dei paesaggi urbani e la dimensione urbana come spazio della contemporaneit�.

David G. Torres